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Cade il velo sul mistero del vento solare

LA SICILIA  28/04/2008

Cade il velo sul mistero del vento solare  

 

Ancora un passo avanti nell'attiva ricerca che si dedica da ogni parte al Sole, il corpo di gran lunga più importante del sistema planetario, che la sua massa tiene unito, nel mentre dall'intensa radiazione che ne promana vengono scaldati e illuminati i molti corpi che gli ruotano attorno a distanze più o meno propizie. Adesso sono le immagini fornite dai telescopi della Nasa montati sul satellite giapponese "Hinode" a gettare nuova luce sul campo magnetico del Sole e sull'origine del cosiddetto "vento solare", termine con cui si intende il flusso di una enorme quantità di particelle cariche elettricamente che vengono spinte dal Sole in ogni direzione, alla velocità di 400 chilometri al secondo.

Questo fiume di particelle gassose è in grado, particolarmente quando raggiunge certe punte massime, di disturbare le telecomunicazioni sulla Terra e persino la distribuzione dell'energia elettrica. Per cui una migliore comprensione dei fenomeni da cui prende origine può portare a una più accurata previsione dei disturbi che dobbiamo attenderci prima che investano i satelliti circolanti attorno alla Terra per una quantità di scopi e di allacciamenti. I dati raccolti da "Hinode" mostrano che le onde magnetiche rivestono un ruolo critico nella propulsione del vento solare. Prendono nome dallo scienziato svedese Alfvén e trasmettono l'energia dalla superficie del Sole, attraverso la sua atmosfera, al "vento solare". Fin qui era stato impossibile osservarle direttamente per via delle limitate possibilità di risoluzione degli strumenti adoperati. Con l'aiuto di "Hinode" ora siamo in grado -dice Alexei Pevtsov, ricercatore della Nasa per il programma "Hinode"- di documentarle direttamente, e ciò consentirà forse di svelare come è alimentato il vento solare.

In efetti, utilizando il telescopio a raggi X recato dal datellite "Hinode", il gruppo che fa capo al fisico solare Jonathan Cirtain del Marshall Space Flight Center di Huntsville è riuscito a penetrare nelle profondità della corona solare in corrispondenza con i poli del Sole, osservando così un alto numero di getti di raggi X, formati di plasma incandescente e in movimento ad alta velocità: addirittura 240 getti al giorno. Hanno potuto così concluderne che la "riconnessione" magnetica, un processo in cui collidono due campi magnetici di segno opposto rilasciando energia, si verifica di frequente nella parte più bassa della corona solare. Ciò è all'origine sia delle onde di Alfvén che dei "burst" di plasma ad alta energia nei getti osservati di raggi X. In sostanza, si può stabilire una chiara relazione fra la riconessione magnetica e la formazione delle onde di Alfvén nei getti di raggi X. Il grande numero di getti, associato alle alte velocità del plasma che fuoriesce dal Sole, consolida l'ipotesi che proprio i getti di raggi X siano una forza fondamentale di propulsione del vento solare veloce. Conclusioni appoggiate da un altro gruppo di ricerca guidato da Bard De Pontieu del Solar and Astrophysics Laboratory della Lockeed che ha focalizzato la propria attenzione sulla cromosfera, la regione solare situata fra la superficie del Sole e la sua corona.

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I 4568 mln d'anni del sistema solare
LA SICILIA 14 APRILE 2008

LA SICILIA 14 APRILE 2008


I 4568 mln d'anni del sistema solare   

Analizzando un particolare tipo di materiale cosmico, le condriti carbonacee che si trovano in molti meteoriti, ricercatori dell'università di California hanno pescato la fede di nascita del sistema solare. Che si può datare da quando la polvere microscopica interstellare attraverso fenomeni di coalescenza ha formato masse rocciose: quest'età è valutata in 4568 milioni di anni, con l'incertezza (minima per tanta scala dei tempi) di un paio di milioni. Le condriti risalgono appunto alla formazione del sistema planetario, e il gruppo che ha affrontato la ricerca comprendeva Frederic Moynier, Qing-zhu Yin e Benjamin Jacobsen. La dinamica e la tempistica di questo primo stadio di formazione non sono ancora ben comprese, riconosce Yin: per questo porre dei limiti temporali al processo potrebbe rappresentare un elemento importante per i modelli fisici chiamati a spiegare come è cominciato il tutto.
In una seconda fase dell'evoluzione del sistema, masse delle dimensioni, grosso modo, di una montagna terrestre si sono aggregate velocemente formando una ventina di corpi planetari delle dimensioni di Marte. In un terzo e ultimo stadio, questi corpi si sono scontrati o aggregati, dando origine ai pianeti del Sole così come li conosciamo oggi.
La scala temporale di questi ultimi eventi era già stata stimata con sufficiente accuratezza, ma mancava fin qui una valutazione precisa della fase precedente. Lo studio del quale si parla considera le condriti carbonacee come costituite da globuli di silice e grani di metalli, immersi in una matrice di polveri interstellari in cui erano presenti molti composti organici. La matrice era piuttosto ricca di manganese, nei meteoriti abbondava il cromo-53. I ricercatori hanno trovato una diretta correlazione fra il rapporto manganese/cromo, la quantità di matrice nei meteoriti e l'abbondanza di cromo-53.
Le meteoriti sono diventate abbastanza grandi per riscaldarsi attraverso il decadimento radiattivo e perciò si sono fuse, determinando la formazione di sedimenti cosmici. Misurando la quantità di cromo-53 si è potuta così ricavare la quantità dell'isotopo manganese-53 presente inizialmente, il che ha fornito indicazioni circa la sua età. Si è pure confrontato tale valore con la quantità di manganese-53 leggermente più "giovane" contenuta in meteoriti di età nota, le angriti. Tutto ciò porta alla stima pubblicata nell'articolo sull'Astrophysical Journal.
Un'altra novità riguardante il sistema planetario si riferisce alle montagne di Titano, la grande luna di Saturno. Grazie all'analisi delle immagini date dalla sonda Cassini, un gruppo di ricerca della Brigham Young University è riuscito a individuare sul satellite elevazioni sino a duemila metri, che dovrebbero essere fatte di acqua ghiacciata: questa altezza relativamente bassa può essere spiegata con fenomeni di erosione su elevazioni tutte della stessa età, ovvero col fatto che i materiali di cui sono fatte impediscono loro di raggiungere altezze maggiori.
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Cielo d'aprile
LA SICILIA 31/03/2008

LA SICILIA 31/03/2008


CIELO D'APRILE


Buona complessivamente la visibilità dei pianeti nell'aprile che sta per aprire realmente le porte alla primavera: fatta eccezione per Venere, che retrocede lentamente verso il Sole, e per Urano che riappare al mattino ma precede di troppo poco il sorgere del Sole per essere osservato, per non più di una manciata di minuti. Buona viceversa la visibilità di Marte, quasi per l'intera nottata, nonchè di Giove che è riapparso al mattino e può essere seguito per un discreto intervallo prima del sorgere del Sole, basso a sudest nella parte orientale del Sagittario. Resta bene a portata Saturno, che si muove a lento moto fra le stelle del Leone e va avvicinandosi sempre più alla stella Regolo, «alfa» di quella costellazione. La presenza del pianeta altera in modo significativo la nota geometria di quel gruppo di stelle.

Quanto alla possibilità di osservazioni telescopiche, saranno senz'altro migliori per Saturno, contraddistinto in questo periodo da tinte calde, fra il rosa e il cioccolato, molto evidenti nella serata dedicata al cielo nello scorso marzo da "Stelle e Ambiente" a una scuola di Motta S. Anastasia. Non molto appariscente, invece , il celebre sistema di anelli, che si presentano piuttosto chiusi. Comunque, il pianeta sarà abbastanza alto nel cielo per essere osservato con alti ingrandimenti, nel caso di serate calme e trasparenti. Discrete, relativamente parlando, le possibilità di cogliere al volo il piccolo Mercurio (di cui la sonda «Messenger» ha fornito da poco immagini assai dettagliate): all'inizio del mese, è troppo vicino al Sole, ma le cose migliorano senz'altro a fine mese, quando sarà alto circa dieci gradi al di sopra dell'orizzonte occidentale quando il Sole si troverà cinque gradi al di sotto: preludio alla visibilità ottimale che si avrà nel prossimo maggio.

Lo sarà ancora in aprile quella di Marte, che peraltro ormai è in fase decisa di allontanamento, con conseguente riduzione del disco apparente da 9 a 7 secondi d'arco nel corso del mese, il che ne renderà piuttosto difficile al telescopio l'oservazione dei dettagli meno appariscenti. Per chi guarda ad occhio nudo, il pianeta offrirà comunque bei colpi d'occhio, nel traversare la costellazione dei Gemelli, ricca di stelle: a fine marzo si mostrava in tandem con Polluce, la stella più luminosa dei Gemelli stessi. Ma siamo proprio agli ultimi spiccioli, se parliamo di osservazioni telescopiche.

Dei pianeti più remoti, ricordiamo che Urano precede di troppo poco il Sole al mattino per essere cercato con profitto; se ne allontana invece sensibilmente Nettuno, nella seconda metà del mese e avendo la pazienza di attendere l'ultima parte della notte. Si cercherà il pianeta del dio dei mari come una stellina di ottava grandezza, un paio di gradi a nord di Deneb Algiedi, ossia «delta» del Capricorno.

Nell'angolo nordoccidentale del Sagittario c'è il lontanissimo Plutone, che richiede obiettivi di almeno 20-25 cm per essere percepito come un astro di quattordicesima grandezza: osservazione difficile, che richiede pazienza e una dettagliata carta celeste.

Altrettanto si dica per Cerere, il più grande degli asteroidi della fascia fra Marte e Giove: è nel Toro, circa sei gradi a nord di Antares alla data del 24. Adoperare un buon binocolo o un piccolo cannocchiale per identificare quest'astro di nona grandezza.

La Luna sarà al primo quarto il 13 e quella stessa sera occulterà il famoso ammasso stellare del Cancro, conosciuto come M44 nella lista di Messier: Fenomeno da godersi con un grosso binocolo o un piccolo telescopio a grande campo. Pochi secondi dopo la mezzanotte del 22, ad essere occultata sarà «beta» dello Scorpione, e in quel momento la Luna si presenterà quasi piena, con ingresso della stella dal lato illuminato. Per le piogge meteoriche, da segnalare le Liridi dal 16 al 25 aprile e nell'ultima decade del mese le Aquaridi.

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